“La Via dell’Arte” 2014 – Mostra di Alain Bonnefoit

alain bonnefoitEvento per la “Via dell’Arte”              Sabato 23 agosto 2014 con esposizione al comune di Montignoso (MS)          Limonaia di Villa Schiff

Aperta fino al 31/08/2014 ore 17,30/21,00

Progetto che nasce da un’idea della Proloco di Montignoso in collaborazione con il Comune Assessorato Cultura, che ringraziamo e del sig. Marco Garrisi per la Proloco a cui va un ringraziamento particolare per aver fornito i contatti con gli autori delle opere e per aver creduto fortemente in questsa iniziativa, volta a valorizzare il percorso nominato “La via dell’arte”, legato all’importante percorso storico della Via Francigena che unisce vari comuni fra i quali Montignoso e Pietrasanta. Questa iniziativa verrà estesa anche ad altri Comuni limitrofi come Massa e Carrara che s imegneranno ad offrire delle personali agli autori e la possibilità di vedere inserite le copie delle loro opere in via permanente su “La via dell’Arte”, a loro volta doneranno una loro opera al Comune ospite. Lo scopo di questa iniziativa che vedrà coinvolti artisti di fama internazionale sarà quello di unire gli estremi del “La via dell’arte” in un crescendo di opere disposte sotto lo sguardo di chi vorrà apprezzare il costante ipegno rivolto a rendere sempre più prestigiosa “LA VIA DELL’ARTE”.

alain-bonnefoitAlain Bonnefoit

Nasce nel 1937 a Parigi, nel quartiere di Montmar-tre, pittore, incisore e scultore. Dal 1953 frequenta l’École des Arts Appliqués e dal 1956 l’École des Beaux Arts di Parigi; poi, dal 1959, anche l’École des Beaux Arts di Bruxelles (sezione “Incisione e scultura”). Dal 1961 frequenta la Scuola di Arti Ap-plicate di Parigi e pratica lo studio dello scultore italo-francese Antoniucci Volti, che diventerà suo maestro d’arte; con lui condividerà l’approccio al corpo femminile e stabilirà una stretta relazione di lavoro e una vera amicizia. Nel 1965 si trasferisce a Campiglia Marittima in Toscana, pur mantenendo il pro-prio studio di Parigi, diventando di fatto toscano d’adozione. Alain Bonnefoit ha mutuato con intelligenza il segno fluttuante di Matisse, la corposità plastica di Arp e la casualità danzante di Dufy; il tutto stem-perato nelle luci e tonalità toscane. L’artista, infatti, approfondisce la raffigurazione del nudo poco prima di trasferirsi in Italia. Proprio qui, comincia a sperimentare le varie tecniche, dalla mista su carta, all’olio, l’acquarello, le litografie, la china e la scultura, con l’unico scopo di dare vita a infinite varianti nel ritrarre il corpo femminile in un clima di pacato erotismo. Nel 1969 tiene la prima grande mostra personale a Parigi. Il primo viaggio in Giappone avviene nel 1973: un’esperienza che lo segna profondamente. Lì scopre e studia la tecnica del sumi-e, che approfondisce tornando spesso in Oriente e di cui oggi è mae-stro. I suoi incontri con grandi artisti giapponesi e con opere intrise di pensiero Zen, hanno maturato l’uomo e il suo lavoro. Bonnefoit, so-prattutto dopo aver appreso la tecnica sumi-e (che insegna a realizzare una figura con un solo gesto meditato, senza mai staccare il pennello dal foglio) nei primi anni Settanta, dipinge, “scrive” una vita fatta di sguardi e di corpi, tenendo appese quelle sue creature fragili che poco basta a sciupare. Dalla fine degli anni Ottanta si segnalano importanti esposizio-ni a Parigi, Vichy, Angers, Toulouse, Sion, Le Havre, Bièvres, Metz, Juan-les-Pins, Venezia, Pisa, Firenze, Milano, Siena, Lille, Grenoble, Nantes, Marseille, Strasbourg, Reims e Brion. Dagli inizi degli anni Novanta la vera esplosione artistica: le richieste di mostre personali si moltiplicano rapidamente, così come il successo di critica e di pubblico. Rilevanti le mostre di Tokyo, Roma, Parigi, Losanna, Osaka, Orléans, Los Angeles, Luxembourg, Martigny, Firenze, Cannes, Bruxelles, Kyoto, Chaumont, Lyon, Certaldo, Bordeaux, Seoul, Ludwigshafen, Siena, Pietrasanta, Tahiti, New York, Kwangju, Napoli. Sue opere si trovano in istituzioni pubbliche italiane, giapponesi, coreane e francesi: raccolta dello Stato e del Comune di Parigi; Museo di Arte Moderna di Tokyo; Museo d’Arte Moderna di Kwan Ju; Palazzo Pretorio, Certaldo (Fi). Alain Bonnefoit ha tenuto oltre 200 mostre personali in tutto il mondo.

alain-bonnefoit02Pittore, incisore e scultore, Alain Bonnefoit nasce a Parigi, nel quartiere di Montmartre, nel 1937. Dal 1953 frequenta l’École des Arts Appli-qués e dal 1956 l’École des Beaux Arts di Parigi poi, dal 1959, anche l’École des Beaux Arts di Bruxelles (sezione “Incisione e scultura”). Dal 1961 pratica per due anni lo studio dello scultore Volti, che diventerà suo maestro d’arte e di vita. Nel 1964 approda alla forma d’espressio-ne che lo ha poi reso famoso, il nudo femminile.
Nel 1965 si trasferisce in Toscana, pur mantenendo il proprio studio di Parigi. Il suo primo viaggio in Giappone avviene nel 1973: un’espe-rienza che-lo segna profondamente. Lì scopre e studia la tecnica del sumi-e, che approfondisce tornando spesso in Oriente e di cui oggi è maestro. In questi suoi quaranta anni di carriera, Bonnefoit ha spe-rimentato i più diversi mezzi espressivi: dalle tecniche miste su carta intelata, ai dipinti ad olio, alle litografie ed incisioni originali, ai suoi eleganti sumi-e fino alla scultura.

Viaggio verso il mistero senza fine della bellezza

Alain Bonnefoit si consacra al principio oscuro della vita che conci-lia, in ferma essenzialità naturale e corporea, l’antica brama con la dolcezza che stempera l’eros nello stupore di chi scopre la bellezza e si ritrova nel desiderio L’antica brama si smemora del fallimento se nell’inventario monotono delle forme fisiche s’illumina la probabilità del miracolo: l’arte fa testimonianza delle infinite tappe lungo le quali l’ostinato viaggiatore tra-sferisce in immagini le illuminanti verità di incontri e delusi riconoscimenti. Ad ogni inganno corrisponde la ripresa del cammino: per tutte le strade del mondo la nuda consistenza della magia muliebre rispecchia un festoso rinnovamento che rivela l’effimero eterno per cui vale la pena di vivere. Intanto la nuda consistenza di splendide stagioni femminili è fermo richiamo alla felicità istintiva che corre al miele dove s’inventa primavera nel mezzo dell’inverno: più non importa se il fascino conosce senza vivere o vive senza conoscere. Bonnefoit propone corpi di limpidi incanti, che hanno il segreto del filo di Arianna e potrebbero donarlo a Teseo solo se invece di smemorarsi nella vittoria, lo riconsegnasse illuminandolo d’identificazione. La verità è sempre l’uomo che ci è di fronte; inevitabilmente l’uomo è destino dell’uomo e ogni “nudo” come isola d’amore è approdo alla delusione e, a sua volta, attesa delusa. L’universo femminile di Bonnefoit, investigato nel giro del sole per tutte le terre dove solo e sempre l’onda e il vento camminano insieme, ha per ciascuna Sirena il giusto nido nella pittura. La critica non ci ha fatto caso, ma tutta la storia della pittura, nostra o esotica poco importa, certamente d’ogni estetica congrua al luminoso splendore degli interrogativi nudi, plasticamente organici all’inesistente che esiste, vale a dire alla pittura e all’atmosfera in cui dominano  nano come evitar incanti, è spazio di felice accoglienza del fascino e della meraviglia. alain-bonnefoit01Sicuramente “La via dell’Arte” merita un’artista come Bonnefoit come Alain diventa parte fondamentale e integrante della stessa. Il nudo, comunque messo in posa, potrebbe essere memoria vissuta che torna alla coppa di Nestore e giù, in fondo, s’accende di luce, ma Bonnefoit ha il suo segreto: fonde con la sua “pittura” lo spazio d’accoglienza (la pittura che significa le vesti deposte del nudo ospitato) e la purezza della solitudine cioè dell’incanto, che si rivela fluida sfida al desiderio che guarda e alla intelligenza che vede. La pittura di Bonnefoit è sfida a varcare la lontananza, il valico insuperabile che consente di trovarsi dove la vita con-sente. Euridice non è più perduta: è sempre nel vigile sguardo di Orfeo. Per l’artista che affida all’abbraccio di tante ricerche pittoriche le sue misteriose Sirene, nessuna invenzione di luce vale per sé stessa: la vita, in forma di colore, è la sola degna di ospitare la nuda bellezza che genera vita: l’approdo è sempre al mistero. I nudi senza menzogna, che approdano splendidi allo splendore della pittura, sono meta di desiderio nella loro misteriosa solitudine: bril-lano soli e lontani, come Cordova per García Lorca. Per il poeta la città promessa dove lo attende il cuore, la meta del desiderio dove si conciliano l’ispirazione con la purezza del sangue vitale, è sempre lontana e sola. La vita che trascorre ci illude con la sua perenne giovinezza: fugge e spossa chi vorrebbe inseguirla e non ha pace né in piena luce, né nell’ombra senza riposo.